Per fare l’albero ci vuole il seme/per fare il seme ci vuole il frutto/per fare il frutto ci vuole un fiore cantava Sergio Endrigo nel 1974. 51 anni dopo la Nazionale Femminile Italiana di Calcio ha ricalcato per bene quelle parole. Negli ultimi UEFA Women’s Euro disputati in Svizzera, le Azzurre guidate dal CT Andrea Soncin si sono spinte fino alle semifinali, entrando fra le migliori quattro compagini europee.

Ma il risultato, va ben oltre il semplice punteggio maturato sul campo. Il torneo ha lasciato in dote a Cristiana Girelli e compagne la consapevolezza di aver gettato le basi per un futuro diverso, più competitivo, più ambizioso.

Dopo l’amaro Mondiale 2023, terminato con enorme mestizia dopo le tre partite della fase a gironi, serviva una reazione. Via Milena Bertolini, arrivata ormai a fine ciclo, dentro appunto Andrea Soncin. Il tecnico ha saputo imprimere un cambio di mentalità. Tutto puntando su un gioco più diretto, organizzato e coraggioso, senza rinunciare alla qualità tecnica. Ha dato fiducia a molte giovani, avviando un ricambio generazionale che ha portato freschezza e motivazione al gruppo.

Sotto la sua guida, la squadra è apparsa più equilibrata e reattiva, mostrando segnali evidenti di crescita sia sul piano tattico che caratteriale, ponendo così le basi per un futuro più solido e ambizioso. Una prova concreta è il cammino in UEFA Women’s Nations League: secondo posto alle spalle della Svezia, con un bottino di 10 punti in sei partite.

Ma il dato più rilevante di questo Europeo è un altro: la Nazionale è tornata a emozionare. Le Azzurre hanno coinvolto pubblico (16,2 % di share per il quarto di finale contro la Norvegia) e opinione pubblica, portando una grande attenzione mediatica. Una riscoperta del calcio femminile italiano che potrebbe avere effetti a catena molto significativi. A maggior ragione se i colleghi uomini deludono.

Italia: La certezza di esserci

In Svizzera, nell’estate del 2025, l’Italia femminile ha riscoperto qualcosa che sembrava perduto: l’orgoglio, la voglia, l’identità. Il cammino delle Azzurre agli Europei non si è chiuso con una coppa alzata al cielo, ma con un cuore che ha ricominciato a battere forte. E questo, forse, vale ancora di più.

La sconfitta in semifinale contro l’Inghilterra– una delle corazzate del calcio femminile mondiale, squadra campionessa d’Europa in carica e guidata da una decana come Sarina Wiegman– ha spento il sogno tricolore proprio mentre cominciava a prendere forma. Ma il volto delle ragazze a fine partita, fra le lacrime e gli applausi, raccontava altro: raccontava una squadra che, dopo anni di incertezze, ha capito di potercela fare. Di poter stare lì, tra le grandi. Di non dover più chiedere permesso.

Non era scontato. Dopo il naufragio del Mondiale 2023, l’Italia era tornata a casa con troppe domande e poche risposte. Euro 2025, invece, ha acceso nuove luci. La vittoria sulla Norvegia nel girone è stata più che un’impresa: è stata una dichiarazione d’intenti. Elena Linari, Sofia Cantore, Barbara Bonansea e Cristiana Girelli: generazioni diverse unite da una sola cosa, la voglia di scrivere una nuova pagina.

Questa Nazionale è diventata, nel giro di poche settimane, una cosa viva. Ha trascinato tifosi, fatto sognare bambine, riportato entusiasmo nelle scuole calcio. Ha giocato con coraggio, sbagliando quando doveva, ma ripartendo sempre a testa alta. E ha mostrato che il talento c’è, che il futuro è già qui: basta avere il coraggio di investirci.

Italia: Il valore che resta

I numeri contano, certo. Ma il valore vero è quello che resta dentro: l’immagine delle Azzurre che si abbracciano sotto la curva, gli occhi lucidi di chi sa di aver dato tutto, la voce spezzata del CT Soncin che ringrazia le sue ragazze “una per una”.

E poi c’è il seme piantato. Quello che oggi germoglia nei campi di provincia, dove le bambine iniziano a credere che anche loro, un giorno, potranno indossare quella maglia. Che il calcio non è solo maschile, e che essere donna e sognare in grande non è più un’eccezione, ma una realtà concreta.

Italia: Una promessa per il domani

L’Europeo è finito, ma qualcosa si è acceso. Una consapevolezza nuova, una base su cui costruire. E ora tocca a tutti – federazione, club, media, tifosi – non disperdere questo slancio. Perché le emozioni viste in Svizzera non sono un punto d’arrivo, ma una promessa per il domani. Nel 2023 The Athletic parlava dell’Italia come la più grande delusione del Mondiale. Due anni dopo, le emittenti TV sgomitano per intervistare le nostre ragazze.

Adesso le bambine hanno dei concreti modelli di riferimento. Le nostre migliori giocatrici vincono e vanno all’estero in campionati molto importanti. Arianna Caruso ha vinto la Frauen Bundesliga e la Coppa di Germania con il Bayern Monaco, Sofia Cantore è stata la prima italiana di sempre a giocare negli Stati Uniti, con le Washington Spirit, nella NWSL.

La nuova Italia è in costruzione, ma ancora non si vede. Il professionismo, introdotto solo nel 2022, ha garantito diritti fondamentali come la maternità e la tutela della salute, ma non è ancora in grado di sostenersi autonomamente.

Anche per il 2025 sarà necessario il fondo statale per il professionismo nello sport femminile, che garantirà un contributo di 4 milioni di euro. La vera sfida, adesso, è non ripetere quanto accaduto dopo l’exploit del Mondiale 2019, quando l’entusiasmo generato dai quarti di finale non fu seguito da un vero salto di qualità. Questo gruppo di giocatrici, e chi verrà dopo di loro, merita un progetto solido e duraturo. Non un’altra occasione sprecata.



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