C’è un aspetto, nel racconto della carriera dei Muse, che spesso viene dimenticato quando si cita The 2nd Law, sesto album in studio della band britannica pubblicato nel 2012: la sua incredibile capacità di continuare a vivere, a distanza di oltre dieci anni, in un panorama musicale che cambia velocemente e che spesso archivia in fretta ciò che non resta in vetta.

Quando fu pubblicato, The 2nd Law scosse il pubblico dei Muse. Lontano dalle atmosfere di Absolution o dalla potenza di Origin of Symmetry, l’album virava con decisione verso sperimentazioni elettroniche e inserti dubstep — una scelta coraggiosa e divisiva. Eppure, rileggendolo oggi, a distanza di tempo, è evidente quanto quel disco abbia avuto il merito di anticipare alcune sonorità che, nel rock alternativo degli anni successivi, sarebbero diventate familiari.

Brani come “Madness” e “Panic Station” non solo hanno resistito nel tempo, ma continuano a collezionare milioni di stream sulle piattaforme digitali, mantenendo una forza comunicativa immutata. Madness, in particolare, è uno di quei pezzi capaci di raccontare l’essenza più riflessiva e malinconica della band di Matthew Bellamy, e non è un caso che sia rimasto uno dei brani più eseguiti dal vivo negli ultimi anni, nonostante il ricco repertorio museale.

A sorprendere, però, è la costanza con cui anche le tracce meno celebrate, come Animals o Isolated System, continuino a ricevere attenzione dai fan, specie durante i live o nei contesti più intimisti, segno di una scrittura che, oltre la patina elettronica, conserva una forte anima rock e cinematografica.

Il valore di The 2nd Law sta forse proprio nella sua capacità di essere un album di transizione e di rottura, in un’epoca in cui le band spesso scelgono di restare fedeli a sé stesse. I Muse, invece, scelsero di osare: fecero discutere, si divisero i fan e la critica, ma lasciarono il segno. Ed è curioso che, dopo dodici anni, proprio questo disco — così discusso alla sua uscita — oggi venga rivalutato da molti come uno dei lavori più coraggiosi e visionari della band. Un esempio è Live at Rome Olympic Stadium, il film del concerto tenutosi nella Capitale il 6 luglio 2013.

Oggi The 2nd Law resta un disco che merita di essere riscoperto. Perché al di là delle mode e delle etichette, ha saputo raccontare una band che non ha mai avuto paura di sporcarsi le mani con suoni nuovi, di perdere parte del pubblico pur di restare fedele alla propria inquietudine artistica. E alla fine, è proprio questo che fa la differenza tra chi scrive canzoni e chi costruisce un immaginario.


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