Uno dei periodi che più attendo, ogni anno, è quello del Sei Nazioni. Quel mese fra febbraio e marzo dove le nazionali di rugby di Italia, Francia, Inghilterra, Scozia, Irlanda e Galles giocano tutte contro tutte per conquistare uno dei trofei più antichi dello sport. Ovviamente, sabato 8 febbraio, non potevo lasciarmi sfuggire questa occasione.

Il match è fra Italia e Galles. Due Nazionali molto simili ma al contempo molto diverse. Gli Azzurri, arrivano dalla sconfitta contro la Scozia la prima giornata ma dal Sei Nazioni migliore della propria storia nel 2024 con due vittorie (Scozia e Galles) e un pareggio (Francia). Il Galles da 14 sconfitte consecutive ma molto più titolato in questo torneo rispetto all’Italia, storicamente mai fortunata nelle sue venticinque partecipazioni.

Sin dalla mattina, l’atmosfera nel villaggio attorno lo Stadio Olimpico di Roma è di quelle delle grandi occasioni. Le due squadre sono chiamate entrambe a fare risultato per evitare il cucchiaio di legno, il “premio” che spetta alla squadra che chiude ultima in classifica. Chiaro che alla chiamata, rispondessero settantamila persone a riempire l’Olimpico.

Si gioca, si scherza, si mangia e si bevono molteplici litri di birra. Rigorosamente Peroni. Rigorosamente italiana. Rigorosamente di Roma. Buonissimo il celeberrimo whisky Penderyn, certamente. Ma a casa nostra vogliamo comandare noi anche in questi dettagli.

Entro allo stadio con un’ora abbondante di anticipo. Tutto il tempo per vedermi il riscaldamento. E già di qui si nota un’importante differenza, ossia il linguaggio del corpo. Il CT dell’Italia Gonzalo Quesada è un direttore d’orchestra: osserva, corregge, controlla ogni dettaglio. Il collega gallese Warren Gatland, invece, sembra un uomo che ha già letto il finale del suo libro: cammina con le spalle curve, la testa bassa, il passo lento. Il suo sguardo non guarda i suoi giocatori, ma il vuoto.

com’è andata la partita

La partita inizia e l’Italia prende subito un buon ritmo. Arriva il vantaggio con calcio piazzato di Tommaso Allan al terzo minuto, pareggiato con la medesima modalità da Ben Thomas.

Al 19’, lo stadio esplode. Ange Capuozzo schiaccia in meta il passaggio di Paolo Garbisi, abile a recuperare il pallone da Martin Page-Relo dopo una mischia. È il momento chiave della partita, quello in cui l’Italia capisce di poter fare la differenza

A fine di una partita ben giocata dall’Italia, nonostante le due mete gallesi nel finale, il punteggio è di 22-15. Esco dallo stadio con una certezza: questa Italia ha un grande futuro. Il lavoro da fare è ancora tanto, ma la direzione è quella giusta. E sabato, in un Olimpico in festa sotto l’acqua, lo abbiamo visto tutti.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *