The Others

The Others: chiudi sempre la porta dietro di te

Avatar Sonia Ciccolini

Ben tornati a un nuovo appuntamento con Domenica da paura, oggi con The Others

La solitudine. Un’emozione che fa parte del nostro spettro emozionale. Apparentemente qualcosa che ci appartiene, di completamente naturale. Ma la solitudine può causare più danni di una lama, come avviene in The Others.

Il periodo della Prima guerra mondiale, per le donne, le madri, rimaste a casa ad accudire i propri figli, non è stato un momento facile della loro vita.

Rimanevano sole, sommerse dalle responsabilità e dall’onere di crescere e sfamare da sole i propri figli. Senza più i loro mariti, queste povere donne sprofondavano nella solitudine e nella depressione, compiendo alle volte dei gesti estremi.

Questa solitudine è ben delineata nella pellicola di Alejandro Amenábar del 2001.

la luce in the others

La storia di The Others è apparentemente semplice. una madre sola, lasciata dal marito partito per la guerra e costretta a badare ai propri figli. Da sola. È la solitudine, infatti, la vera protagonista di questa storia.

Grace Stewart è una donna tutta d’un pezzo. Ha due figli, Anne e Nicholas, che soffrono di una rara malattia della pelle, lo Xeroderma Pigmentoso, che non permette loro di prendere il sole senza che questi rechi loro gravissimi danni. È costretta a vivere nell’oscurità, imponendo rigidissime regole sulle aperture delle porte. Ogni porta alle proprie spalle va chiusa prima che quella davanti a noi venga aperta, per impedire che la luce passi e ferisca i figli.

Dallo scoppio della guerra, l’isolamento forzato e l’oscurità perenne hanno fatto si che la situazione diventasse sempre più instabile, spingendo Grace a chiedere un aiuto in casa.

Grazie all’annuncio si presentano tre domestici che cercano di aiutare la povera Grace. Ma i tre sembrano nascondere un grande segreto…

gli altri

Dall’arrivo dei domestici Grace e i suoi figli, soprattutto la maggiore, Anne, iniziano ad avvertire delle strane presenze in casa. Grace è convinta che siano degli estranei. Forse qualche reduce di guerra disperso nella boscaglia che cerca cibo. Ma quando gli avvenimenti si fanno sempre più bizzarri e Anne comunica a sua madre di vedere un bambino di nome Victor e un’anziana signora da lei chiamata “la strega”, inizia a temere che questi “intrusi” siamo in realtà dei fantasmi.

Ma come in ogni buon film dell’orrore che si rispetti, non tutto è come sembra, e alle volte l’apparenza non è propriamente la via giusta da seguire…

Dolci songi a tutti voi miei cari!

La vostra sonia Ciccolini.


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