Quale sarà il destino dell’America? Diviso cinematograficamente tra lo scenario distopico de “Il mondo dietro di te” di Sam Esmail o quello post apocalittico di “Civil War” di Alex Garland. Senza escludere il recupero della fragilità mnemonica con The Apprentice (2024, di Ali Abbasi), ossia la biografia di un politico che oggi vuole riprendere il potere con conseguenze catastrofiche.
Coppola crea un’epopea romana, un mondo immaginifico che aspira alle innovazioni future, che contesta la complicità del presente e deve risanare le ferite del passato. La civiltà viene analizzata e suddivisa nelle sue fazioni politiche e ideologiche, simili al monumentale Metropolis di Fritz Lang.
I ricchi banchieri, pronti a schierarsi a seconda delle loro convenienze o dei piani silenziosi dei nuovi populisti/demagoghi fascisti (come Clodio Pulcher, interpretato da Shia LaBeouf). Ll’organo monocratico del sindaco Franklyn Cicero (Giancarlo Esposito), compromesso tra moralità e corruzione e rappresentato nella lotta con il rivale Cesar Catilina (Adam Driver) all’interno di una rielaborazione architettonica e telegiornalistica dell’opera pittorica “Cicerone denuncia Catilina” di Cesare Maccari.
Tutte queste agitazioni e sommosse si scatenano in quello che si può definire un vero e proprio parallelismo tra la repubblica romana (ammodernata sotto il nome di New Rome) e l’attualità americana, coinvolta in una responsabilità decisionale e in un contesto globale in bilico. In un’intervista Coppola si è espresso chiaramente sul declino del suo Paese, riconfermando la veridicità della linea storica-cinematografica con i tre film sopracitati.
E poi c’è una struttura narrativa che nelle sue atmosfere allucinanti e distorsioni temporali interiori segue lo sbocciare di una storia d’amore, con forti rimandi traspositivi e allegorici alla tragedia shakespeariana di Romeo e Giulietta.
C’è il tema del lutto che trova il suo attraversamento spirituale con “la fiducia in noi stessi” nella filosofia di Ralph Waldo Emerson, una figura di riferimento del trascendentalismo americano e del miglioramento di se stessi e della società. Inoltre il lutto è l’elemento autobiografico eccellenza in Megalopolis: la morte della moglie Eleanor.
Il regista mette in guardia l’essere umano nella propria convivenza civile e nelle cooperazioni di qualsiasi natura, intreccia l’esperienza spettatoriale con il formalismo tecnico del montaggio alternato e dello split screen, fino ad arricchire il suo potenziale espressivo con le vette teoriche della scienza italiana: la teoria delle stringhe, formulata appunto da Gabriele Veneziano. Si passa dalla teoria F alla teoria M. Avere il controllo sul tempo decreta l’ammontare di soluzioni che vanno oltre un quadrilione.
Il sogno di Francis Ford Coppola si concretizza con un orizzonte epistemico che si modella senza un solido epicentro e in una propagazione spaziale in cui interagiscono forze e particelle. Ognuno di noi determina la Storia e la presa di coscienza di Marco Aurelio resta un fondamento immortale: “L’universo è mutamento: la nostra vita è come la creano i nostri pensieri” (Marco Aurelio).
Com’è stato possibile tutto questo? La risposta si riflette in un nome: Julia (Nathalie Emmanuel).
Lei è invincibile.
Lei ci fa stare bene.
Lei ci ispira.
Lei ci guida.
Lei ci fa sognare.
Lei è il futuro.
Lei è una donna.



Lascia un commento