Il delicato equilibrio musicale di Truman Show

Avatar Umberto Giustozzi
“PRIMA PERSONA” – RUBRICA SPERIMENTALE BASATA SUL POV: sensazioni che rompono la quarta parete

Recentemente ho visionato The Truman Show, film distopico-fantascientifico del 1998 diretto da Peter Weir, con protagonista un mitico Jim Carrey.

“…e casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!”

The Truman Show

Truman vive una bella vita: è sposato con Meryl, ha una bella casa, un lavoro eccezionale… ma questo tutto in apparenza: Truman non sa, infatti, di essere il protagonista di uno spettacolo televisivo, il “Truman Show”, dedicato alla sua vita, ed ignora che le persone che ha attorno sono tutti attori.

Il film è caratterizzato da un climax che tiene letteralmente incollati gli spettatori, sia quelli nel film che fuori nel mondo reale; climax che si percepisce non solo nella bravura degli attori, nei movimenti di camera, ma anche dalle musiche.

La colonna sonora del film è stata composta e curata da Burkhard Dallwitz e Philip Glass, e comprende anche altri pezzi di Glass provenienti da Powaqqatsi, Anima Mundi e Mishima.

La musica enfatizza l’alienazione del protagonista, è potente, persistente e rende lo spettatore partecipe della situazione, assieme al comparto filmico. La sensazione che mi ha suscitato è quasi simile a quella che mi ha evocato il poema Boots di Rudyard Kipling, pubblicato nel 1903 e letto dall’attore Taylor Holmes nel 1915.

La musica nel film si articola in momenti diversi: da un lato trasmette calma e armonia grazie al brano di Chopin eseguito dal grande Arthur Rubinstein, che accompagna la scena tra Truman e Sylvia; dall’altro crea un senso di sospensione attraverso le composizioni di Philip Glass, evidente quando Truman si sente “sospeso” e “‘perso”, come nelle scene con Marlon e durante la navigazione in barca. Oltre alla sospensione è presente la calma con Truman Sleeps, dove tra l’altro il compositore sperimentale fa un cameo nel quale suona.

In conclusione, The Truman Show è un’esperienza fatta di eventi, suoni, colori e sensazioni che modificano il punto di vista dell’essere umano sulla realtà. Potrei definire il tutto con un termine: “claustrofobico”. Nella mia personale esperienza, infatti, si tratta di un viaggio dove si viene sempre di più “oppressi” e anche certe volte “soffocati” nel vortice distopico e assurdo che stringe il protagonista.

È uno sguardo sulla vita del futuro, sulle nuove tecnologie che oggi fanno parte della nostra quotidinità, una feroce critica al voyeurismo presente nel “Grande Fratello”, nelle fiction o nei reality presentatoci dalle grandi reti.

https://ilcinegico.com/2022/11/15/15-curiosita-su-the-truman-show-1998/


Una risposta a “Il delicato equilibrio musicale di Truman Show”

  1. Avatar Leo Sorge
    Leo Sorge

    Viene voglia di rivederlo.
    Ma dovrei uscire dalla mia claustrofobia.

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