Prima Persona – sensazioni che rompono la quarta parete
I figli degli uomini è un film del 2006, diretto da Alfonso Cuarón e con protagonisti Clive Owen, Julianne Moore e il mitico Michael Caine.
Il film, tratto dall’omonimo romanzo di P.D. James, racconta un mondo nel totale disfacimento: le donne sono infertili, le guerre civili sono all’ordine del giorno e la pazzia regna sovrana.
Theo è un attivista che crede nell’estinzione dell’essere umano e si è ormai rassegnato a questa situazione apocalittica. La sua quotidianità cambia quando rincontrando la sua ex moglie, questa gli fa conoscere Kee, una delle poche ragazze, se non l’unica, ad essere incinta.
Quando ho visto questo film sono rimasto scioccato perché è un film che riesce a scavare bene nell’animo e nel cuore dei suoi spettatori, dosando bene angoscia, tenerezza e felicità.
Un vero e proprio pugno nello stomaco, capace di aprire gli occhi sulla condizione attuale del mondo. L’epoca in cui il film è ambientato è il 2027 e non è così poi lontano da oggi.
Il film è capace di stimolare diverse domande al suo spettatore: “quanti progressi ha fatto la specie umana?” oppure “La guerra a cosa porta veramente?” o “cosa succederà? Dove andremo a finire?”. Queste sono alcune delle centinaia di domande che ho sviluppato dopo la visione di questo film. Così forte, così potente, così… struggente e umano.
Le musiche perfettamente curate riescono a far vivere le situazioni di angoscia e tenerezza. Un mix bilanciato tra musica classica, rock progressivo, musica afro… un vero connubio di generi pronti a far emozionare e godere dell’esperienza. In una scena particolarmente struggente, è presente anche il mitico Franco Battiato con la sua cover, sensazionale ed unica, di Ruby Tuesday dei Rolling Stones.
I movimenti di macchina contribuiscono a rendere il tutto dinamico e immersivo, tanto è che può sembrare un vero reportage giornalistico. I colori sono un continuo dialogo tra quelli più chiari e quelli più scuri.
In conclusione, I Figli degli uomini, è un’esperienza che può segnare il suo spettatore, me compreso, facendolo riflettere sul senso della vita, cosa conta e cosa no. Le sensazioni variano dall’angoscia alla commozione più sincera.
Preparate i fazzoletti!



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