Umberto Giustozzi per Prima Persona – sensazioni che rompono la quarta parete
Edward D. Wood Jr. (1924-1978) è stato un regista statunitense. Definito da numerosi critici “Il peggior regista di tutti i tempi”, è stato un personaggio stravagante, anche controverso, e pieno di sfaccettature.
Pioniere di quelli che oggi definiremmo B-Movies, o trash-movies, si è fatto conoscere nell’ambiente hollywoodiano per una serie di caratteristiche: i film realizzati in pochi giorni, la scelta di attori cialtroni, un montaggio disarticolato, assemblaggi di materiali d’archivio sia di film non completati che di filmati di guerra, dialoghi sconclusionati, materiali scenici scadenti… cosa può andare storto?
Reputo però la storia di Ed Wood molto affascinante perché secondo me, nonostante tutte le sue difficoltà, è riuscito a fare grandi cose in un’epoca complessa come quella degli anni cinquanta-sessanta. La sua è una storia fatta di film, golfini d’angora (amava travestirsi e si sentiva protetto dai vestiti femminili) e sogni, tanti sogni.
La sua storia è stata romanzata e fatta conoscere al grande pubblico dal Maestro Tim Burton, nel film Ed Wood del 1994, vincitore di due Oscar, con protagonisti Johnny Depp e Martin Landau.
Quando vidi il film, ricordo che mi emozionai ed ebbi simpatia per questa figura stravagante e al contempo affascinante: spesso mi chiedo che tipo di vita abbia vissuto, come abbia reagito alle sue difficoltà economiche e alle continue “porte in faccia” che ha preso. Ho sviluppato un atteggiamento di stima nei suoi confronti, una stima che mi fa chiudere un occhio sui suoi “orrori”. Il suo carisma, la sua voglia di fare cinema lo rendevano, secondo me, all’avanguardia per l’epoca in cui ha vissuto ed operato. Le storie erano sicuramente sì, un po’ banali, ma è riuscito a comunicare qualcosa.
Secondo me Ed Wood è una figura da riabilitare, in quanto visionario, ci ha comunque messo la faccia, perdendoci molto, e nonostante qualche scelta controversa e le difficoltà economiche è riuscito ad essere rivalutato negli ambienti dei film di culto.
In conclusione, in questa epopea fatta di fallimenti e di alti e bassi, c’è un finale positivo: Ed Wood non ha mai perso la voglia di fare film, di sperimentare, di lavorare. Lunga vita a chi ha voglia di fare cinema sul serio, anche a costo di lottare!



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