C’è qualcosa di speciale quando una nazionale ritrova se stessa, dopo anni di rincorse, delusioni e promesse mancate. È la storia della Nazionale Italiana Femminile di Pallacanestro, che a Women’s EuroBasket 2025 ha scritto una pagina cruciale della storia della palla a spicchi tricolore, riportando a casa un bronzo che vale una liberazione emotiva e sportiva dopo trent’anni. Lo fa battendo la Francia nella finale per il bronzo europeo per 54-69.
Dal 1995 a Brno al 2025 ad Atene. Trent’anni in cui le Azzurre hanno vissuto di occasioni mancate, di tornei che si spegnevano ai quarti di finale, di qualificazioni mondiali sfiorate e di Europei affrontati sempre con la sensazione di essere la mina vagante mai davvero esplosa. Atene invece ha ribaltato tutto. E lo ha fatto nel modo più bello: con una squadra vera. Una squadra che ha saputo reagire a una semifinale dolorosa contro il Belgio senza abbattersi, ripresentandosi quarantott’ore dopo con la voglia feroce di prendersi quel podio.
Una squadra che punta tutto sul gruppo
Il capolavoro azzurro non ha una sola protagonista, ma un cast corale. Certo, Cecilia Zandalasini rimane il simbolo tecnico ed emotivo di questo gruppo. Una giocatrice che ha conosciuto NBA, Eurolega, ma che non ha mai mollato la maglia della nazionale, anche quando le stagioni in azzurro finivano troppo presto. Atene ha restituito a “Zanda” il palcoscenico che merita: 16.8 punti di media a partita, leadership e la consapevolezza di essere il volto della pallacanestro femminile italiana.
Accanto a lei, però, si è compiuto qualcosa di ancora più prezioso: la consacrazione di Lorela Cubaj, Jasmine Keys e Costanza Verona. Cubaj, reduce da un Europeo dominante sotto i tabelloni, è stata il perno difensivo e l’ancora di sicurezza a rimbalzo. Keys, una delle lunghe più complete del torneo, ha garantito presenza fisica e duttilità. Verona ha disputato il miglior torneo della sua carriera in azzurro, combinando personalità, scelte intelligenti e punti pesanti nei momenti decisivi.
E poi le altre. Olbis Andre, protagonista silenziosa ma sempre puntuale nel lavoro sporco. Laura Spreafico, capitana preziosissima nello spogliatoio e in campo. E i minuti decisivi di Mariella Santucci e Francesca Pan, in grado di dare ordine e punti importanti. Un gruppo vero, coeso, senza protagonismi forzati. E dietro a tutto questo, la mano sapiente di coach Andrea Capobianco, nominato miglior allenatore del torneo.
Difesa e carattere: la chiave del podio
Il bronzo di Atene nasce infatti dalla difesa. L’Italia ha costruito ogni vittoria del torneo sulla capacità di annullare i punti di forza avversari, di reggere a rimbalzo e di mettere una grandissima pressione a tutti. Lo dicono i numeri: 30 rimbalzi e 13 palle recuperate nella finale per il terzo posto contro la Francia, costretta a percentuali modeste e a un attacco francese mai in ritmo.
Se in attacco le percentuali da tre non sono state eccelse (46,7% contro la Francia), è stata la capacità di costruire occasioni dal mid-range e dalle penetrazioni a fare la differenza. Anche qui, il segno di una squadra che sa adattarsi, che sa soffrire ma anche emergere nella situazioni più complicate.
Un podio che vale il futuro
Ma questo bronzo non è solo una medaglia. È il punto di partenza per qualcosa di più grande. Otto anni dopo il trauma del 2017, quando la sconfitta contro la Lettonia nel finale della sfida per il quinto posto tolse all’Italia il pass per il Mondiale e affossò emotivamente un intero movimento, le Azzurre tornano a qualificarsi per le qualificazioni iridate. E lo fanno da protagoniste, con una squadra giovane e solida.
È un risultato che vale doppio anche per il contesto in cui arriva: perché il basket femminile italiano ha bisogno come l’aria di visibilità, di investimenti e di credibilità. E niente costruisce meglio del successo. Questo podio, con una semifinale europea raggiunta e un bronzo conquistato sul campo, restituisce dignità e futuro a un movimento che troppo spesso è stato relegato ai margini.
Atene 2025 non è un punto d’arrivo. È una tappa. È il simbolo di ciò che il basket femminile italiano può essere se supportato, raccontato e valorizzato. È il segnale che quando le giocatrici azzurre vengono messe nelle condizioni di lavorare bene e con continuità, i risultati arrivano. È un bronzo dal valore sportivo, sociale e simbolico.
Ora il compito è uno solo: non disperdere questo patrimonio. La pallacanestro femminile italiana merita di stare stabilmente nelle prime quattro d’Europa. Perché questo Europeo ha dimostrato che il talento c’è, le idee pure e il carattere non manca. E allora sì, da oggi il basket femminile italiano può guardare al futuro con più ambizione e meno rimpianti.

